Il biglietto da visita digitale per coach e consulenti
Un coach vende una relazione, e la relazione comincia con «ricontattatemi». Cosa deve portare la scheda di un coach o consulente, e dove mettere il QR.
Cosa vendete, e cosa deve fare il biglietto
Un coach, una consulente, un formatore vendono una relazione prima di una prestazione. Il primo contatto avviene quasi sempre di persona: alla fine di un workshop, dopo una conferenza, in una sala di networking, a margine di una conversazione. E la vendita si conclude più tardi, quando la persona vi richiama.
Il compito del vostro biglietto da visita è quindi preciso: fare in modo che, tra una settimana, il vostro nome sia nel telefono di quella persona, con il vostro volto e il link per prendere appuntamento. Non di più, e soprattutto non di meno.
Cosa deve portare il biglietto
- La vostra foto. In questo mestiere ci si ricorda di un volto prima che di un nome. Una foto tranquilla, in primo piano, la stessa di LinkedIn.
- Una riga che dice per chi lavorate. «Coach professionale, transizioni di carriera, Lugano» vale più di «Coach certificata PCC». La certificazione va nella bio, non nel titolo.
- Il link per prendere appuntamento. Calendly, Cal.com, o una pagina di contatto. È il link più importante del biglietto; mettetelo per primo.
- LinkedIn. È lì che i vostri clienti verificano chi siete.
- Una bio di tre righe. Cosa fate, per chi, e da quanto tempo. Nient'altro.
Un esempio concreto: la scheda dimostrativa è quella di una coach a Losanna. Il pulsante «Aggiungi ai contatti» consegna una scheda completa, foto compresa.
Dove mettere il codice QR
L'ultima diapositiva. Finite un workshop; l'ultima diapositiva resta sullo schermo durante le domande. Un codice QR di dieci centimetri, «I miei contatti e la mia agenda», e metà della sala vi ha nel telefono prima di uscire. È, di gran lunga, la posizione che rende di più in questo mestiere.
La firma e-mail. Piccolo, sotto il vostro nome. Ogni preventivo, ogni sollecito porta il link.
Il biglietto di carta. Sobrio, con il codice sul retro. La carta resta il gesto atteso negli ambienti d'affari svizzeri, e il codice le dà una seconda vita.
Il profilo LinkedIn. L'indirizzo della vostra scheda nella sezione «Informazioni di contatto». Chi vi scopre online salva il vostro numero senza dovervelo chiedere.
Cosa è meglio evitare
Un elenco di dieci link. Il podcast, la newsletter, i tre social, il libro: ogni link in più diluisce quello che conta, l'appuntamento. Tenete tre link; il resto è sul vostro sito.
Una bio che racconta il vostro percorso dal 2004. Tre righe; il vostro sito fa il resto.
Un tema troppo carico. I vostri clienti vengono a cercare calma e chiarezza; la scheda dovrebbe mostrarle.
E le lingue
Un coach a Bellinzona o a Berna lavora spesso in due lingue. I vostri testi restano nella lingua in cui li scrivete, ma i pulsanti della scheda seguono la lingua del telefono del visitatore. Un'alternativa semplice: una bio in due brevi paragrafi, uno per lingua.
Per cominciare, create la vostra scheda: cinque minuti, gratis, e il codice QR è pronto per la diapositiva del prossimo workshop.